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Fotografo per passione
(02-07-2026)
02-07-2026
Partecipanti: Alessandro-Alessandro N.-Claudio-Giovanni-Luciano-Mario-Walter
Percorso: Predazzo-Moena-Malga Panna-Lago Carezza-Obereggen-Gardonè-Passo Feudo-Predazzo
Ci ritroviamo al parcheggio dei trampolini di Predazzo e da qui si parte lungo la ciclabile in direzione di Moena costeggiando l'Avisio. Raggiunta Moena, ci dirigiamo verso Malga Panna e lungo i sentieri verso il Passo di Carezza.
Raggiunto il passo proseguiamo per andare a vedere lo spettacolare Lago di Carezza (Karersee in tedesco) un magnifico laghetto alpino situato nel Comune di Nova Levante a 1534 mt.
Il lago ti conquista subito per i suoi colori: dal verde smeraldo al blu profondo, passando per mille sfumature d’azzurro. E per questa sua particolarità è anche conosciuto col nome di “lago dell’arcobaleno”.
Come ogni laghetto alpino che si rispetti, anche il lago di Carezza ha una sua intrigante leggenda.
Si narra che negli abissi del lago vivesse una splendida Ninfa, di nome Ondina.
Oltre ad essere una meravigliosa creatura con capelli lunghissimi, Ondina amava cantare ed i passanti rimanevano incantati ad ammirarla ed ascoltarla.
Di lei si innamorò anche lo stregone che viveva sul Latemar (la montagna che si riflette nelle acque) e più volte cercò di avvicinarla. La ninfa però scappava sempre e si rifugiava in fondo al lago.
Allora il mago consultò una strega che, per attirare la ninfa, gli suggerì di travestirsi da mercante di gioielli e di creare con questi un meraviglioso arcobaleno, il più bello che si fosse mai visto.
Allo stregone del Latemar piacque l’idea e seguì il consiglio.
Appena vide l’arcobaleno risplendere nel cielo Ondina usci dall’acqua per ammirarlo.
Lo stregone cercò subito di avvicinarla ma nella fretta si dimenticò di travestirsi.
La ninfa, appena lo vide, si spaventò e fuggì negli abissi.
Lo stregone allora si infuriò e prese l’arcobaleno gettandolo nel lago e frantumandolo in mille pezzi.
I mille colori cangianti dell’acqua, secondo la leggenda, sono proprio dovuti ai frammenti che ancora oggi risplendono sul fondale.
Dopo aver fatto le consuete foto di rito ripartiamo dirigendoci verso Obereggen e poi saliamo a Passo Feudo e lungo il percorso ammiriamo l'Eye to the Dolomites.
Si tratta di una costruzione sferica in legno di larice, con un diametro di oltre 4 metri, che ricorda un grande occhio: da dentro, guardando fuori, si possono vedere le guglie del Latemar. All’interno, sul legno, è incisa una frase di Messner: “Le Dolomiti non sono le montagne più alte del mondo, ma sono le più belle”.
Dopo una piccola sosta al passo scendiamo verso il Gardonè e da lì incomincia la ripida discesa che mette a dura prova i freni che ci riporterà al punto di partenza ai trampolini di Predazzo.
📏 Lunghezza: 42,7 km.
⛰️ Dislivello: 1.580 mt.
🎥 Riprese con Dji Action3 e Insta 360
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